Streghe e sanguanei: le creature fatate della Valbrenta

 

Ancor'oggi transitando lungo la Valbrenta non si può restare indifferenti all'imponenza delle pareti scoscese che la sovrastano, ai continui cambi di luce ad ogni curva, ai colori scintillanti e agli angoli cupi. Ad ogni stagione si associa una scenografia e dal mattino alla sera sono mille le sfumature che tinteggiano ogni angolo di roccia. Anche i rumori, soprattutto di notte, quando i frastuoni del progresso lasciano spazio alla spontaneità degli elementi, rivelano un ambiente vivo e ricco di vibrazioni, grazie alle acque e al vento che sprona i dirupi e si insuinua negli anfratti. La storia di questi luoghi è costellata nei secoli dagli sforzi e la caparbietà dei popoli residenti di ricavare dalla valle imperiosa ed ostile di che sostentarsi, strappando un fazzoletto di terra fertile alla roccia, cogliendo legnami, cacciando e pescando. L'attaccamento ma anche la reverenza alla propria terra, le disgrazie ma anche le conquiste, hanno mantenuto sempre viva l'immaginazione e il tentativo di spiegare con l'emotività ciò che era sconosciuto e apparentemente inspiegabile. Convivono così da sempre nel quotidiano dei valligiani creature fantastiche, luoghi magici, infausti eventi e sacri prodigi. I boschi e le sorgenti, le grotte e i valloni pullulano di streghe, fate, orchi e folletti. Il tramandarsi verbalmente di fiabe e leggende ne ha continuamente trasformato il contenuto e di conseguenza anche le entità soprannaturali protagoniste cambiano fisionomia nelle diverse situazioni, epoche e luoghi.
I pochi tentativi di raccolta di storie e leggende della Valbrenta, di cui autore più famoso e completo fu Armando Scandellari , sono forse manoscritti fortemente influenzati dalla fantasia e forza descrittiva degli autori, piuttosto che veri e propri profili identificativi delle creatura magiche.
Le anguane del Subiol sono dolci e fascinose, quelle della Val Frenzela sono brutte e malvagie. Il termine sembra tuttavia derivare da "Deae Acquane" figure mitologiche legate alle acque risalenti ad epoca greco-romana ed è plausibile che una delle loro dimore sia proprio lungo la Claudia Augusta Altinate (vecchia denominazione della Valsugana tracciata nel 15 a.C.).
Il Sanguanel, Salvanelo, Mazzarol è un'ometto dispettoso, beffardo che succhia il latte dal bestiame o rapisce i bimbi, vive nelle grotte nascoste dalla vegetazione più ricca ed è per lo più rosso; e associato ai folletti e ad altre creature che vivono in altopiano di Asiago e in Cadore.
E poi le streghe e le fate, dolci ammaliatrici o perfide e sanguinarie, per lo più fanciulle convertite alla magia o figlie di creature magiche, e ancora gli orchi e i beatrichi.
Le ombre lunghe dell'inverno, l'assenza di sole per periodi lunghi, gli squarci di luce tra i dirupi, le nubi basse, i riflessi delle sorgenti, le soffuse luci della notte di luna piena danno importanti elementi di suggestione personale, ma ciò che più colpisce sono i suoni e i rumori. E' probabile che qualcuno abbia avuto la possibilità di ascoltare i lamenti che si odono sul piazzale delle Grotte di Oliero: lì viveva una strega e i viandanti vi si tenevano alla larga; è sufficiente alimentare la credenza costruendo il personaggio, ed ecco che gli sgherri dell'Ezzelino che cercavano rifugio per far calmare le acque dopo le loro scorribande criminose, lì trovavano un covo ideale.
Addirittura il nome del Subiol è legato ai rumori: Il Subìo è lo zufolìo, e chi suona lo zufolo è una creatura magica! Potenza del vento!
La chiesa e i suoi rappresentanti non sono esenti dall'avere alimentato il prolificare di figure magiche in Valbrenta, non tanto creandole ma leggitimandone l'identità e sfruttandone le componenti malvagie a titolo di minaccia o punizione. Lo stesso Scandellari è indotto a menzionare, riguardo alla strega di Bassano, il libro di Pietro d'Abano, riferendosi probabilmente a "Elementa Magica Petri de Abano Philosophi"un testo di fondamentale importanza per lo studio e la pratica della Magia Cerimoniale. Pietro d'Abano (1250-1315) la cui opera più importante fu il Conciliator differentiarum philosophorum et praecipue medicorum, sosteneva la connessione tra il mondo naturale e gli astri, il ricorso alla magia, agli incantesimi e l'uso della  medicina che, in termini moderni, definiremmo "olistico", e una concezione dell'uomo e dell'intero creato come un armonioso organismo regolato dalle costellazioni. E' sintomatico che questo scienziato sia stato più volte processato per eresia e ateismo anche dopo la sua morte in carcere, e ne sia stato ordinato il rogo delle spoglie.
Ma la grande legittimazione che ha consegnato alla storia l'esistenza delle nostre creature del bosco riguardava la "estinzione" delle anguane e di tutti i loro parenti: infatti orchi, streghe, fate, salbanèi, ecc. che sarebbero stati definitivamente relegati nei tenebrosi antri infernali dal Concilio di Trento - (1545 - 1563).

 

Post n°7 pubblicato il 27 Luglio 2008 da themi

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