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Dal PdL, al PD, passando per il M5S, sembra che tutti i consiglieri regionali dell’Emilia si siano messi all’ingrasso. In realtà i conti delle amministrazioni regionali, da nord a sud, fanno impallidire e tocca tutti i partiti, maggioranza e opposizione. Il dato dell’Emilia è un esempio che chiarisce come, arrivati a Palazzo, qualcosa sfugge sempre, anche a chi contabitalizza tutto. Scorrendo i dettagli dell’inchiesta “spese pazze” che ha portato la Procura a indagare su tutto l’arco politico che siede in viale Aldo Moro, sotto la voce cene, si trovano i 18mila euro a testa per i consiglieri del PdL, seguiti dai leghisti a quota 13mila euro, il M5S con 9mila, più del PD che viaggia a 6mila per ciascun consigliere. Il tutto in 19 mesi.

 

Le spese nei consigli Regionali sono ora al vaglio delle varie Procure d’Italia: su venti regioni, sedici sono alle prese con accertamenti, indagini o processi. Il fiume di denaro pubblico che da Roma arrivava in tutto il paese è stato in qualche modo frenato: se nel 2011 i fondi pubblici per i consiglieri regionali eletti erano di 47 milioni di euro, con la legge varata lo scorso anno dal governo Monti, si sono chiusi i rubinetti, arrivando a circa 9 milioni di euro: 5mila per ogni consigliere a cui si aggiungono 0,05 euro per ogni abitante della regione. Il taglio però è iniziato nel 2013: chi sedeva nei consigli regionali prima dell’inizio dell’anno ha avuto accesso a un mare di soldi pubblici e lo ha usato, tutto.

Emilia-Romagna

Ristoranti di lusso, spese e rimborsi per la qualunque, senza nessuna differenza tra destra, sinistra e movimenti civili. In Emilia, il PdL strappa la palma dei spendaccioni: i 12 consiglieri hanno speso 220mila euro, con 18mila euro per ognuno e la voce “cene” che per l’ex capogruppo Villani, sospeso per l’inchiesta di Parma, tocca i 43mila euro. Dalle parti della Lega Nord si arriva a 53mila euro, divisi però in quattro consiglieri, il che equivale a circa 13mila euro cadauno.

Capitolo M5S. Anche loro non sono immuni alle spese pazze e in due hanno speso 18mila euro: uno è Giovanni Favia, prima della cacciata dal movimento, l’altro è Andrea Defranceschi che hanno speso 9mila euro a testa.

Più del PD, ma solo se si contano i singoli. I democratici hanno un totale di 145mila euro per 24 consiglieri, il che fa scendere la quota personale a 6mila euro a testa, con alcune eccezioni. L’ ex capogruppo Marco Monari, che ha dato le dimissioni, in 19mesi ha speso 30mila euro in ristoranti di lusso.

Piemonte

La regione governata dalla Lega Nord è alle prese con un’inchiesta penale in cui sono indagati 52 consiglieri su 60, a iniziare dal governatore Roberto Cota, per peculato e truffa. Soldi pubblici spesi per qualsiasi cosa da tutti i partiti, destra, sinistra e M5S: la procura ha chiarito che per ogni posizione ci sono motivazioni e ammontare diversi, ma le indagini sono in corso. A ostacolarle però potrebbe arrivare la sentenza della Corte dei conti piemontese, pubblicata lo scorso luglio: i consiglieri regionali hanno nell’esercizio delle loro funzioni, l’immunità sulle spese. Non si può rendere conto a un parlamentare regionale dei fondi spesi “in servizio”, come invece aveva chiesto la Procura dal 2003.

Calabria
Peculato, falso e truffa sono le accuse su cui stanno indagando gli inquirenti nei confronti di 23 consiglieri regionali in Calabria. Tra questi Giovanni Bilardi, ex capogruppo della lista Scopelliti, e l’ex governatore di centrosinistra Agazio Loiero: sotto osservazione le spese dal 2010 al 2012, periodo in cui sono stati gestiti da ogni gruppo politico 4.462.000 euro ogni anno. Tutti spesi, tra corsi di ballo, acquisto di parabole e satellitari, fino a profumi e ai ‘banchetti’ in omaggio ai defunti.

Lazio
La madre di tutti gli scandali delle spese pazze arriva dal Lazio. L’ex capogruppo del PdL, Franco Fiorito, ‘Er Batman’, è stato condannato in primo grado a 3 anni e 4 mesi, con 5 anni di interdizione dai pubblici uffici, per appropriazione indebita di 1,3 milioni di euro. Il “sistema Fiorito” però è ancora sotto la lente degli investigatori che stanno facendo accertamenti su altri 13 ex consiglieri in quota PdL

Umbria
Il PD finisce nello scandalo in Umbria con Eros Brega, presidente del Consiglio Regionale, imputato nel processo per peculato, falso ideologico, calunnia e concussione: alla base delle accuse la gestione dei fondi tra il 2001 e il 2005.

Lombardia
Non solo Renzo Bossi ‘Il Trota’ e Nicole Minetti. Le indagini della magistratura per le spese pazze al Pirellone, in Lombardia, sono partite nel 2012 da PdL e Lega e sono arrivata al PD e a tutti i partiti, anche i più piccoli: la magistratura ha passato al vaglio tutti gli scontrini arrivando a individuare i rimborsi che non erano dovuti. In testa Lega Nord con 597.525 euro in un anno. A seguire il PdL, con 297.721 euro, l’UdC con 48.886 euro, il PD con 46.256 euro, l’IdV con 12.365 euro, SEL con 10.308 euro: persino il Partito pensionati è finito sotto la lente della Corte dei Conti con un consigliere e 827 euro non dovuti.

Basilicata

Un sistema creato da “un vero specialista”, come scritto dal gip di Potenza, per gonfiare fatture di ristoranti con la semplice aggiunta di un numero nel conto. Così gli assessori Vincenzo Viti (PD) e Rosa Mastrosimone (esterno in quota IdV), con il consigliere regionale Nicola Pagliuca, capogruppo PdL, sono finiti agli arresti domiciliari ad aprile: Viti, secondo il gip, era l’ideatore del sistema: un conto da 23 euro diventava 230, da 92 saliva a 292, andando ad arricchire le tasche dei parlamentari regionali. Quando lo scandalo tocca il governatore Vito De Filippo, per l’acquisto di oltre 3mila euro in francobolli, la giunta cade a seguito delle sue dimissioni.

Liguria
Spese folli anche in Liguria, dove la magistratura indaga per il periodo tra il 2010 e il 2012. Al vaglio degli inquirenti il presidente Rosario Monteleone (UdC) e i due vicepresidente vicari Michele Boffa e Luigi Morgillo (PdL): si va da scontrini di cento euro a rimborsi di 3mila euro. Capitolo a parte le l’IdV per le cui sole spese sono stati emessi 4 avvisi di garanzia.

Sicilia
A ottobre dello scorso anno, il presidente dell’Ars, Francesco Cascio, consegna spontaneamente in Procura i documenti sulle spese dei gruppi parlamentari: 12,6 milioni di euro solo per il 2012. I magistrati vagliano le carte e scoprono cifre e giustificazioni interessanti, tanto da disporre accertamenti su tutti i capigruppo: Antonello Cracolici (PD), Giulia Adamo (PdL), Francesco Musotto (MpA) e Rudy Maira (PiD).

Marche
Si attendono gli esiti delle indagini della procura di Ancona sulla gestione dei fondi consigliari nelle Marche per il periodo 2008-2011: l’accusa potrebbe essere quella di peculato per 40 consiglieri e un totale di 300mila euro.

Friuli-Venezia Giulia
La procura ha chiesto il proscioglimento per il presidente del Consiglio Regionale, Franco Iacop, del PD, dall’accusa di peculato per tre ricevute in hotel tra il 2011 e il 2012. A Trieste però sono in corso altre indagini, comprese quelle su 5 nuovi consiglieri della giunta Settachiani.

Molise
Uso improprio di denaro pubblico destinato ai partiti. Sarebbe questa l’accusa della procura di Campobasso che indaga sui consiglieri regionali della scorsa legislatura, chiusa nel 2011. Si parla di 2,5 milioni di euro per cene, night, serate e locali su cui i magistrati stanno ora indagando.

Campania
Sessanta consiglieri indagati, dal PdL al PD, compresi coloro che nel frattempo sono diventati deputati. In Campania le indagini sulle spese folli sono partite con l’arresto del consigliere PdL Massimo Ianniciello, a cui è stato anche confermato il sequestro patrimoniale di 192mila euro. Da lì gli inquirenti hanno seguito la pista dei soldi, arrivando a tutti i gruppi politici: ‘Caldoro Presidente’, PdL, PD, UdC, Udeur, Noi Sud, Moderati, Centro democratico e l’Idv, oggi gruppo Misto.

I parlamentari avrebbero sperperato 2,5 milioni di euro, tra cenoni, cialde dei caffè e 11mila euro di caffè e pasticcini. I consiglieri Udeur, tra cui spicca Sandra Lonardo, moglie di Mastella, hanno spiegato come li hanno usati: per pagare, in nero, i collaboratori.

Trentino
Da Bolzano è partita l’indagine sulla gestione dei 72mila euro annui a cui ha avuto diritto il governatore Luis Durnwalder: la Corte dei Conti ha passato al vaglio la gestione del fondo che, sommando i 17 anni di gestione, arriva a 1,65 milioni di euro e ora i magistrati stanno agendo. Il governatore avrebbe usato parte di quei soldi per spese personali, compreso il pagamento Ici delle sue case. Secca la smentita di Durnwalder.

Sardegna
Le indagini e l’accusa successiva di peculato ai danni dell’ex capogruppo Mario Diana, PdL, per l’uso improprio di 250mila euro di soldi pubblici, si allarga a macchia d’olio. A oggi sono 53 i consiglieri indagati, di cui 18 in attesa di processo. Tra i 33 nuovi iscritti nel registro degli indagati anche Francesca Barracciu, neo vincitrice delle primarie del centrosinistra.

Valle d’Aosta
Membri di sei gruppi del Parlamento regionale (Union Valdotaine, Federation autonomiste, Stella Alpina, PdL, Alpe e PD), sono sotto inchiesta per diversi reati, tutti al vaglio della magistratura per i fondi dal 2009: le indagini sono partite all’interno del PD in cui si contestavano spese per alimenti e premi per le feste e i contributi dei consiglieri.