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«Dopo un paio di mesi di pausa ci hanno riunito di nuovo, in commissione per il federalismo fiscale. E sa per parlare di cosa? Del decreto su Roma capitale». Sorride amaro, il senatore vicentino Paolo Franco, vicepresidente della commissione. «Almeno - spiega - ci siamo trovati di fronte per la prima vota al ministro Filippo Patroni Griffi e al sottosegre- tario Vieri Ceriani. Che a parole declamato principi come 'il federalismo ci vuole', ma ho potuto contestare loro i fatti: stanno facendo esattamente il contrario. Ora poi hanno pure impugnato lo Statuto del Veneto: lo scriva, me ne assumo tutte le responsabilità, che questo governo Monti si dichiara federalista ma nei fatti è fascista».

 

Il sen. Paolo Franco (Lega)
04/02/2012 Giornale di Vicenza pag.9

«Ho detto chiaro in commissione - prosegue Franco - che questo Governo è intervenuto a gamba tesa con la manovra di Natale su un impianto legislativo importan- te e studiato per avere un equilibrio che si fondava da una parte sul controllo della pressione fiscale e dall'altra su un riordino delle imposte che doveva consentire il compimento dell'articolo 119 della Costituzione sull'autonomia di entrata e di spesa degli enti locali». Primo tema: il famoso federalismo demaniale. Si era sempre in attesa della lista di beni definitiva che l'Agenzia del demanio doveva passare agli enti locali e invece ora «tutto resta in mano a Roma. È stata attribuita all'Agenzia del demanio il compito di promuovere iniziative volte alla costituzione di società, consorzi o fondi immobiliari con finalità di valorizzare e alienare il patrimonio immobiliare pubblico di proprietà di Stato, Regioni, enti locali ed enti vigilati. Credo sia un atteggiamento palesemente contrario al federalismo», sottolinea il senatore. Secondo tema: le imposte locali. Era stata decisa l'istituzione dell'Imu come imposta per dare autonomia ai Comuni «ma senza toccare la prima casa, e invece questo governo impone l'Imu anche sulla prima casa elimininando così trasferimenti ai Comuni, si va a prendere lui il 50% delle entrate della tassa applicata su tutti gli altri immobili e dà ai sindaci il potere ridicolo e impraticabile di ridurre casomai la parte di entrata che spetta a loro. Non solo: Roma riduce il Fondo di riequilibrio tra Comuni, che era indispensabile per gestire il cambiamento di sistema, e in più va a imporre alle Regione di applicare un altro 0,33% di addizionale Irpef per non tagliare i fondi nazionali della sanità. Le chiamano tutte e due imposte 'municipale' o 'addizionale regionale' quando sono invece tasse dello Stato». E c'è il terzo tema, quello che per Franco è una vera e propria mazzata sugli enti locali: «Rabbrividisco quando vedo poi nel decreto liberalizzazioni, all'esame del Senato, la disposizione che impone di fatto di imporre a tutti gli enti locali di versare i loro soldi nelle sezioni provinciali dell'unica tesoreria dello Stato. Non si può che essere preoccupati, perché nessuno ha più certezze sui tempi e i modi con cui gli enti locali potranno impiegare tali risorse (sono di loro competenza, ma così non saranno più di loro diretta disponibilità) per il pagamento dei fornitori e lo svolgimento dei servizi essenziali. Al ministro - conclude Franco - ho rinfacciato la beffa che stanno attuando: dicono che la nuova normativa sull'Imu è “sperimentale”, ma la verità la vedranno i cittadini e le ditte quando la dovranno pagare a giugno, con le rendite catastali alzate: andranno a Roma con i forconi».P.E.