LA STORIA. Amicizia e generosità, le armi per continuare a sperare

Due amici, Giovanni e Alberto. Il primo affetto da una rara degenerazione del midollo, il secondo scopertosi donatore

giovedì 22 marzo 2012 BASSANO, pagina 44 IL Giornale di Vicenza
Giovanni Spitale e Alberto Gottardi

Giovanni Spitale e Alberto Gottardi sono amici, coetanei poco più che ventenni, hanno passioni e vite differenti, abitano entrambi nel Bassanese ma in paesi diversi. Giovanni è malato di aplasia midollare idiopatica, una rara malattia degenerativa del midollo osseo e, dal 2009, è in attesa di un donatore compatibile. Alberto si è iscritto all´Admo nello stesso anno speranndo di aiutare l´amico. Nei giorni scorsi ha donato il midollo e probabilmente ha salvato la vita di una persona che non conosce. Questi sono i “giovani d´oggi”. Fanno parte della generazione che forse verrà ricordata come quella dei “bamboccioni”, i trentenni che vivono ancora a casa dei genitori, quella dello sballo in discoteca e dei social network, ma la storia di questi giovani amici, fatta di coraggio, condivisione e responsabilità, racconta e testimonia una verità molto diversa. Tutto è cominciato nel settembre del 2009. Giovanni avverte le avvisaglie del male e, dopo la diagnosi, è ricoverato nel reparto di ematologia del S.Bortolo di Vicenza. Da allora Giovanni e la sua famiglia combattono contro la malattia con l´informazione.
«Da quando mi sono ammalato non siamo mai stati fermi un attimo - racconta Giovanni - in questi anni, insieme ai volontari dell´Admo, abbiamo parlato di donazione in un sacco di occasioni: tramite il progetto “Climb for Life” rivolto alle comunità degli scalatori, poi ad università, scout, associazioni, scuole … Proprio in questi giorni molti ragazzi dell´Itis “Fermi”, che abbiamo incontrato di recente, hanno scelto di tipizzarsi».
Solo una persona su 100 mila è compatibile con chi è in attesa di trapianto, e solo in rari casi è possibile trovare un donatore nell´ambito famigliare, quindi, per poter aumentare le speranze di sopravvivenza dei malati, è fondamentale iscriversi all´Admo e registrare la propria tipizzazione, con un semplice prelievo di sangue. E´ possibile donare il midollo osseo sia attraverso il prelievo chirurgico, che con il prelievo di cellule staminali da sangue periferico, metodo molto meno invasivo simile ai trattamenti di dialisi, della durata di circa quattro ore, le stesse che sono bastate ad Alberto Gottardi per salvare una vita.
«Questa esperienza mi ha dato più di quanto possa descrivere - racconta Alberto due giorni dopo la donazione- Il midollo osseo è un organo vero e proprio, ed è l´unico che possiamo donare da vivi senza privarcene. Nei cinque giorni di preparazione prima del prelievo mi sono sottoposto alla somministrazione di un fattore di crescita delle cellule staminali, mentre sapevo che, in quello stesso momento, il mio ricevente cominciava un trattamento di chemioterapia che gli distruggeva gran parte del midollo: avevo la sua vita nelle mie mani. Sono stato attento a tutto: ho mangiato sano, sono andato a letto presto, ho rispettato al minuto gli orari delle iniezioni dei fattori di crescita».
«Da quando Alberto ha donato tutto ha acquistato più senso - sottolinea Giovanni - Tra le persone che conosco e che si sono tipizzate dopo la mia malattia è stato il primo a donare. Adesso prima di addormentarmi penso che se non mi fossi ammalato Alberto non si sarebbe tipizzato e non avrebbe donato il suo midollo: se non mi fossi ammalato una persona sarebbe morta. Credo che la mia malattia sia un prezzo più che equo da pagare per le vite che possono essere salvate dalle scelte consapevoli delle persone come Alberto».F.C.