LAGO DEL SUBIOLO. Luigi Casati è sceso a 189 metri di profondità 

Dopo il malore in grotta, il sub racconta la sua avventura. «L'importante è non farsi prendere dal panico. Fondamentali preparazione e staff»

 

Lo speleonauta si prepara a scendere negli abissi della grotta dell'Elefante bianco, una delle più profonde al mondo

Non ama sentir parlare di record. «Nella speleologia subacquea è un concetto che non ha alcuna importanza». È un dato di fatto, però, che Luigi Casati, 46 anni, istruttore di sub di Lecco, si sia spinto nei meandri sotterranei dei più complessi sistemi carsici europei, raggiungendo profondità e distanze che prima d'ora nessuno ha mai toccato.
Proprio in questi giorni Casati è giunto a Valstagna per una nuova campagna nella grotta dell'Elefante bianco: la spedizione purtroppo si è fermata anzitempo, prima per un lieve malore che lo ha colpito sott'acqua e poi per la pioggia, mercoledì però l'esploratore ha comunque oltrepassato, seppur di poco, il limite finora conosciuto, raggiungendo i 189 metri di profondità.
«Il profondimetro segnava tra i 183 e i 189 metri, la volta precedente invece ero sceso a 186 - precisa Casati -. Mi immergo da quando ho 14 anni e continuo ad essere affascinato dall'idea di scoprire posti nuovi e anche di mettermi alla prova, migliorando in continuazione. Questa volta abbiamo avuto degli intoppi, ma sono felice ugualmente: l'importante ora è recuperare le attrezzature rimaste in profondità».
Casati non nasconde di avere paura, «non panico», quando si immerge, e di averla avuta anche in occasione del malore di mercoledì. «La paura è fonte di sicurezza, ti permette di essere sempre attento. L'importante è non perdere il controllo e restare calmi. Mercoledì, mentre risalivo, ho avvertito nausea e bruciore alle gambe e mi sono preoccupato, perchè gli incidenti sott'acqua possono anche lasciarti paralizzato. Sono però rimasto calmo e, anzichè risalire velocemente, come verrebbe spontaneo fare, sono sceso di qualche metro per decomprimere un'eventuale bolla. Col passare del tempo mi sono tranquilizzato, grazie alla sensibilità e all'esperienza: ho capito che non c'erano implicazioni neurologiche (forse era stanchezza), che stavo bene e quindi ho concluso la decompressione in modo regolare».
«È stato fondamentale - insiste - il contributo del mio staff e di due sub inglesi che si sono aggiunti a noi, ed è stata importante la preparazione all'immersione dei giorni precedenti, ovvero il disporre di apparecchiature adeguate, come la campana a 12 metri di profondità. Nella speleologia subacquea non si può lasciare nulla al caso: l'incidente è dietro l'angolo, e capita sempre, o quasi, per un errore. La grotta assassina non esiste».
Lo scopo dell'esplorazione di quest'anno era puramente scientifico, ma siccome la primavera si avvicina e con essa lo scioglimento delle nevi e l'aumento della portata della sorgente carsica, per scendere nuovamente nella condotta sommersa bisognerà aspettare il prossimo inverno.
«L'obiettivo era l'ulteriore conoscenza del sistema carsico del Ponte Subiolo - prosegue Casati -, un complesso delicato ma di grande importanza scientifica, che ospita ancora crostacei di grotta e ha la sorgente a 20 metri sotto il livello del mare. D'altro canto, tutta la Valle è interessante: è raro trovare risorgive così imponenti e attive quali l'Oliero, i Fontanazzi e l'Elefante bianco così vicine tra loro».
«Probabilmente torneremo il prossimo inverno - conclude Casati -: preparare una campagna, con impianti di riciclo dei gas, propulsori rinforzati e tutta l'attrezzatura è molto costoso, e non è semplice nemmeno trovare amici e colleghi per l'assistenza. Simili strutture carsiche però meritano di essere studiate, e abbiamo buoni margini per spingerci oltre il conosciuto».

D.M. 20/02/2010    www.ilgiornaledivicenza.it - Bassano  

 

«L'acqua del Subiolo ha perso limpidezza»

L'ha ricordato anche in Municipio durante l'incontro di venerdì mattina con gli Amministratori di Valstagna.

L'esploratore Luigi Casati

Casati2010

È un vero e proprio grido d'allarme quello che viene dall'esploratore Luigi Casati e dal suo staff. «In pochi anni l'acqua dell'Elefante bianco ha perso di limpidezza - afferma lo speleonauta -. Ce ne siamo accorti subito, non sappiamo bene a cosa sia dovuto questo fenomeno, inquinamento o chissà cos'altro, ma non nascondo una certa preoccupazione su quanto sta succedendo sull'Altopiano».
Casati ritiene che l'acqua sarà l'oro del futuro. «Il patrimonio idrico e ambientale della Valbrenta ha un valore inestimabile e va preservato - afferma -. Sono sistemi enormi, complessi ma anche molto delicati: basti pensare una semplice batteria stilo può inquinare milioni di metri cubi d'acqua. Un giorno potremo avere tutti bisogno dell'acqua che sgorga dalle risorgive, e pertanto sarebbe fondamentale mettere in campo adeguati sistemi di tutela per preservarla».