VALBRENTA. Dopo le amministrazioni comunali e le associazioni, scende in campo anche il Gruppo Salvaguardia Valbrenta
C'è poco più di un mese di tempo per rivolgersi al Tribunale delle acque. «Senza deflusso minimo c'è il rischio di problemi igienici»

Il progetto di una nuova centrale idroelettrica sul fiume Brenta, in località Pian dei Zocchi, continua ad infiammare la Valle.
Alle molte opposizioni sollevate da enti ed associazioni, si aggiunge la fondata preoccupazione per l'insorgenza di problemi igienici, che si presenterebbero nel tratto d'opera della centrale, in quanto il fiume verrebbe privato del deflusso minimo delle acque. Un problema denunciato al Tribunale delle acque territoriali e non smentito nella relazione della Commissione tecnica regionale del 2001.
«Siamo alle solite! - commenta Roberto Sessi, presidente del Gruppo Salvaguardia Valbrenta -. Con la strumentale motivazione del pubblico interesse, si autorizza l'ennesima operazione speculativa in Valbrenta. Il patrimonio della valle, il suo territorio, e la tipicità del suo ambiente devono nuovamente essere svenduti. Storia vecchia e già praticata con le cave. Con quale faccia tosta può essere richiamato di pubblico interesse un intervento, se nessuna Amministrazione locale ha espresso la propria approvazione? Con quale ottusa prepotenza possono essere messe a rischio le poche attività che si sviluppano lungo il fiume, e che caratterizzano quell'economia diffusa, ecocompatibile e sostenibile, unica vera garanzia di sviluppo della nostra valle?».
A queste domande si aggiungono le opposizioni per le espropriazioni di proprietà che alcuni privati dovrebbero subire, in quanto interessate dalle opere di messa in atto della centrale. Una "pubblica utilità" sempre più contestata e ancora tutta da dimostrare.
La Valbrenta è dunque in fervente attesa di sviluppi. Tra l'altro, la vicenda della paventata centrale incrocia quella della Nuova Valsugana, il cui progetto potrebbe subire delle modifiche proprio in funzione dello sbarramento sul fiume..
«Già sopportiamo attività estrattive, traffico pesante, viabilità dimensionata ai tempi dei cavalli da tiro - continua Roberto Sessi -. Pezzetto dopo pezzetto la Valle viene demolita e snaturata e la supposta centrale idroelettrica rappresenta l'ulteriore conferma di un modello di sviluppo insensato e suicida».
Per presentare ricorso al Tribunale delle acque c'è poco più di un mese di tempo.
Francesca Cavedagna - Giornale di Vicenza - 25/07/2011