Valstagna, la perla della Valbrenta
Valstagna la perla
 
Sorta sulla destra del Brenta, all'uscita della Val Frenzela (che nel suo ultimo tratto reca ancora il nome di Valstagna) si distingue fra i paesi della Valbrenta, oltre che per la singolare posizione topografica e l'inconfondibile aspetto urbanistico del capoluogo, anche per la regolare disposizione delle contrade.

E' da considerarsi il centro più importante della Valle del Brenta.

Allineata sulla riva destra del fiume, sullo sbocco della Val Frenzela, la fama di Valstagna risale al '600, quando i signorotti della serenissima repubblica di Venezia ne fecero il centro del commercio di legname ed un avamposto militare nei pressi del confine austriaco.

I 4 geositi più importanti sono le Grotte di Oliero, la Calà del Sasso, il lago del Subiolo con la grotta dell'Elefante bianco e i Calieroni.

 
 
Le Grotte di Oliero meteo Pro Loco Vicentine
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La Via del Brenta Ciclopista del Brenta Valsugana in bici
     

 

Anello delle Zattere

itinerario didattico pedonale/fluviale tra Valstagna e Oliero. La passeggiata di 1,5 km risale il fiume lungo un percorso naturalistico, la discesa avviene a bordo di un battello pneumatico, con guide di accompagnamento; accessibile a tutti.L’Anello delle Zattere è l’anello di congiunzione tra passato e presente.

Il percorso didattico viene strutturato come segue:

  • Partenza con la guida dal Parco Naturale delle Grotte di Oliero

  • Percorso a piedi lungo la passeggiata che porta a Valstagna

  • Arrivo in paese e visita con guida al nuovissimo Museo Etnografico ‘Canal di Brenta’ per scoprire l’affascinante ed avventurosa storia della Valbrenta con i suoi terrazzamenti, il tabacco, il contrabbando ed il fiume, protagonista principale della vita della Valle.

  • Discesa lungo il Brenta con il battello-zattera, per ripercorrere un breve tratto di fiume che un tempo i zattieri utilizzavano per trasportare il legname proveniente dall’Altopiano di Asiago fino alla Repubblica di Venezia.

  • Sbarco nei pressi del complesso turistico.

Il Covolo di Butistone

Appena oltre il confine nord del nostro comune, in una ripida parete, sulla sponda sinistra orografica del fiume Brenta si scorge il Covolo di Butistone.

E' un castello in piena regola e con dimensioni ragguardevoli considerato che la grotta che lo ospita è profonda 24 metri, lunga 30 e alta internamente 14.

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Una visita oggi è possibile grazie a un progetto di studio, restauro e valorizzazione finanziato dalla Comunità Europea, e grazie al contributo scientifico, storico e tecnico della sezione archeologica dell’autorevole e sempre attivo Gruppo Grotte Giara Modon.

 

La Valbrenta

Itinerari Valbrenta

Rinchiusa, quasi schiacciata tra due massicci montuosi, la valle del Brenta può forse intimorire chi si trova per la prima volta in uno dei tanti borghi allungati sulle sponde del fiume, ai piedi di quelle pareti che incombono minacciose, ergendosi per centinaia di metri fino ai boschi e ai pascoli del Grappa e dell’altopiano dei Sette Comuni. Eppure anche in questo ambiente apparentemente così ostile, l’uomo ha trovato il modo di vivere ed i mezzi con cui sussistere. Uno dei protagonisti di questa splendida vallata è il Fiume Brenta che, nella cultura popolare viene sempre nominato al femminile, perciò la Brenta è il nome che affettuosamente indica la sua dolcezza, ma anche un segno di rispetto e timore. Un detto tradizionale dice che Tempo, done e siori, i fa tuti come i vol lori (Al tempo, alle donne e ai signori non si comanda). La Brenta sorge dai Laghi di Levico e Caldonazzo in Trentino e lungo il suo percorso scorre a tratti impetuosa, a tratti calma per poi sfociare nelle valli della Laguna di Venezia a nord di Chioggia. In questo territorio, chiamato “Valle del Brenta” il fiume ha favorito lo sviluppo di un vero e proprio commercio del legname durante il periodo della Serenissima Repubblica di Venezia: a quei tempi l’unico sistema per sopravvivere alla fame. Gli zattieri del Brenta erano e sono conosciuti anche oggi in tutto il mondo. Testimonianze di questo operoso lavoro sono rimaste vive nella tradizione e nel folklore locale: ogni anno a fine luglio viene organizzato il Palio delle Zattere, una vivace gara tra le Contrade di Valstagna che vuol ricordare il lavoro degli zattieri ma anche il tragico Brentanon del 1961 che, con il suo impeto burrascoso. ha devastato i tanti borghi della vallata. Molti erano i sentieri che dalla pianura salivano alle cime della montagne: appositamente costruiti per il recupero della materia prima, ossia i tronchi, che fatti scivolare giù in valle attraverso una canaletta selciata e poi caricati nelle zattere lungo la Brenta, arrivavano nella laguna per rifornire l’imponente arsenale veneziano. Oggi questi sentieri sono una delle mete più gettonate per gli appassionati di trekking, il più noto rimane la “Calà del Sasso” , una vecchia mulattiera di 4444 scalini, costruita nel 1398 sotto la Signoria di Gian Galeazzo Visconti. Il fiume, nonostante la storia gli attribuisca un triste passato, oggi permette agli appassionati di sport flviali, ma anche ai turisti che visitano la zona, innumerevoli opportunità di svago: dalle tradizionali gite in battello alle discipline professionali come il Rafting, le gare di canoa e di Kayak. Ma nella Valbrenta il fiume non è stato l’unico protagonista nella storia di queste genti: l’insolita morfologia del territorio ha favorito lo sviluppo di un altro duro lavoro di soppravvivenza. Tra la Brenta e le pareti rocciose, domìni dell’azione creatrice della natura, si incunea il paesaggio modellato dalla mano dell’uomo: quasi ovunque i ripidi pendii venivano domati, ridotti in minuscole strisce di terreno pianeggiante, in cui un tempo veniva coltivata la pianta del tabacco. Questi piccoli livelli di terreno, parte caratterizzante del paesaggio, sono i cosiddetti “terrazzamenti a secco”. La tecnica di costruzione era assai dura e faticosa: per primo veniva asportato dal pendio lo strato di terreno superficiale, fertile e ricco di humus e lo si accumulava da un lato; con le leve si toglievano i sassi dallo strato roccioso sottostante, i più grossi venivano poi squadrati e sovrapposti a formare il muro esterno chiamato “masiera”, mentre i più piccoli erano sistemati all’interno a riempimento. Alla fine si riportava al di sopra del ripiano così formato lo strato di terreno lavorabile. I vari terrazzi erano poi collegati tra loro da ripidi sentieri, scalette in pietra e strettissime sporgenze ricavate nel mezzo dei muraglioni, chiamati “resalti”. La coltivazione del Tabacco veniva severamente controllata dalla finanza poichè i valligiani per sopravvivere erano costretti talvolta al contrabbando. E’ la mentalità tipica del contrabbandiere, fortemente radicata nei “canaloti” e nei montanari dei territori contigui, ad essere parte integrante del tessuto sociale di questa gente, che fin dalle epoche più remote ha saputo prima adattarsi e convivere con questa “mala terra”, aspra e selvaggia, poi ad industrializzarsi in mille maniere, legittime o meno, per sopravvivere. La stessa natura qui elargisce a piene mani prodotti che l’opera dell’uomo ha poi ingentilito e messo a coltura: i Marroni Doc, l’olio extravergine di oliva, il miele, le ciliegie, i numerosi formaggi delle malghe montane, i funghi di bosco e gli allevamenti di trote. L’artigianato affonda le proprie radici nell’antica storia economica e culturale della zona famosa per la ceramica e le porcellane, i mobili d’arte, il ferro battuto e la lavorazione del marmo.

2 PASSI PER IL CENTRO STORICO di BASSANO DEL GRAPPA
La storia più recente di Bassano del Grappa è segnata dai due conflitti mondiali che vede la città assumere ruoli di notevole importanza tanto da aggiudicarsi la medaglia d’oro al valore nel 1944. Dal secondo dopoguerra ad oggi il contesto sociale ed economico si è notevolmente evoluto, portando un maggiore e diffuso benessere ed una rinnovata e profonda apertura verso la realtà europea. Quest’ anno Bassano si sta preparando ad accogliere folle di turisti in occasione dell’adunata Nazionale degli Alpini che si terrà nei giorni 9/10 e 11 maggio. Dalla statale Valsugana imboccate l’uscita per il centro storico di Bassano e il Ponte degli Alpini. Dopo un lungo rettilinio vi troverete in Viale delle Fosse. Lasciate l’auto in uno dei parcheggi lungo la strada. A piedi proseguite in Viale delle Fosse fino a raggiungere Via J. Da Ponte, punto di partenza del nostro itinerario. Una volta entrati nelle mura che circondano tutto il centro storico puntate verso Piazza Garibaldi, negozi lussuosi e splendidi edifici duecenteschi attorniano lo spiazzo. Qui merita sicuramente una visita il Museo Civico di Bassano, uno dei più antichi del Veneto. Il Museo ha sede presso il Convento antistante la Chiesa di San Francesco che merita anch’essa una breve visita. All’interno dello spazio espositivo del Museo sono raccolti numerosi dipinti e affreschi del Da Ponte e della sua Bottega provenienti da chiese cittadine demolite o distrutte, notevoli opere di Antonio Canova, Giambattista e Giandomenico Tiepolo. Di pregevole interesse la sezione archeologica al piano terra che raccoglie materiali provenienti dal territorio. La sezione Chini ospita la donazione di Virgilio Chini, in memoria del padre Lorenzo, comprendente vasi, bronzi, oggetti di oreficeria rinvenuti in Magna Grecia, di produzione greca e italiota. Sul lato opposto della Piazza si trova la Torre Civica costruita nel XVIII secolo che sovrasta l’intera città, dopo un’importante intervento di ristrutturazione, da qualche tempo risulta interamente visitabile. Proseguendo l’itinerario si arriva a Piazza Libertà, la seconda della cittadina: qui ha sede il Municipio, interessante costruzione del XVI sec. ornata in facciata da un grande orologio settecentesco, dove sono riprodotti i segni zodiacali, ed un affresco cinquecentesco raffigurante San Cristoforo. Accanto al Municipio il Palazzo Pretorio, duecentesco, un tempo residenza dei Podestà e successivamente del Consiglio. Dal Municipio salite fino a raggiungere Piazzale Terraglio da qui si gode una vista bellissima sul fiume Brenta e il Ponte degli Alpini, proseguite dritti e in breve raggiungete il Castello degli Ezzelini e l’antica Pieve di Santa Maria in Colle che risale al secolo XI: la chiesa è a tre navate, più volte ampliata e restaurata nel corso dei secoli. All’interno sono conservate interessanti opere scultoree e dipinti eseguiti dal Nogari e da Bernardo Tabacco. Il castello, come tutti i manufatti militari antichi a guardia di posizioni territoriali strategiche, ha una storia lunghissima che si spinge ai tempi pre-romani. Le strutture murarie odierne risalgono ai primi decenni del XII secolo ed ebbero il loro massimo splendore al tempo della potente dinastia degli Ezzelini. Una lunga ed accurata opera di restauro durata fino a pochi anni fa, permette oggi di comprendere la complessa struttura anche con un percorso guidato sullo spettacolare e panoramico camminamento di ronda. Dal Piazzale Terraglio scendete la scalinata che sbuca nella ripida Via Gamba, di fronte a voi si trova il Museo della Grappa, sulla destra ammirate il Ponte degli Alpini, così nominato in onore degli alpini che lo ricostruirono dopo la guerra, è il monumento più famoso di Bassano: simbolo della città, l’antico Ponte Vecchio che oltrepassa il Brenta, fu progettato dal Palladio con struttura lignea ed arcate marmoree agli ingressi. Continuate il giro lungo Via Ferraccina dove troverete sulla destra Palazzo Bonaguro, incantevole costruzione del XVI sec., al suo interno sono ospitate numerose mostre stabili di artisti locali ma anche nomi di fama internazionale. Da qui si può risalire in ViaSchiavonetti e ritornare in Piazza Libertà per fare un pò di shopping nell’esclusiva Via Roma.

PEDALANDO SULLE SPONDE DELLA BRENTA
Oltrepassato il Ponte degli Alpini, svoltate immediatamente a destra, la viuzza scende al fiume. Da qui inizia il percorso ciclabile, per un tratto si svolge su strada sterrata. Dopo 500 metri la strada torna ad essere asfaltata, qui prendete le indicazioni per l’Alta via del Tabacco. Sulla destra, imponente, sorge Villa Angarano Bianchi Michiel con il porticato dorico costruito su progetto di Andrea Palladio. All’incorcio della Villa svoltate a destra e proseguite sempre dritto. Poco dopo la frazione di Sarson raggiungete l’abitato di San Eusebio, una sosta per la visita alla Pieve storica è sicuramente d’obbligo. Dalla Pieve si gode un panorama incantevole su Bassano e i Colli Asolani. Da qui c’è la possibilità di lasciare la bici e proseguire lungo la strada in direzione della Trattoria al Castellaro e addentrarsi nel bosco attraverso un bel sentiero selciato fino a raggiungere l’antichissimo Eremo di San Bovo. La Pieve risale ad un epoca non precisa ma di sicuro anteriore all’anno 1000, all’interno pregevoli affreschi e notevole architettura: in particolare le due statue in marmo rappresentanti San Benedetto e Santa Teresa d’Avila attribuite a Bernardo Tabacco. Tra gli arredi della Chiesa, risulta importante la croce astile: opera di raffinata oreficeria rinascimentale. Dopo San Eusebio raggiungete Campese, all’ingresso del paese, sulla destra si trova il Monastero di Santa Croce fondato dal un ex Abbate di Cluny (Francia). All’interno della chiesa monastica si trovano pregevoli affreschi, opere pittoriche tra cui una tela della scuola dei Dal Ponte e la pala d’altare di C. Pasqualotto, l’antico fonte battesimale di San Martino e la celeberrima Tomba di Teofilo Folengo (Merlincocai). Poco più avanti, di fronte alle poste dell’abitato imboccate Via Teofilo Folegno, la stretta stradina termina alle pendici del monte Caina dove si erge la splendida Pieve di San Martino, sorta probabilmente sopra un’antica necropoli pre cristiana. La Chiesa merita certamente una sosta per la visita: oltre all’incantevole posizione dominante, la pieve è attorniata da una cinta muraria che le dona un aspetto fortificato, la scalinata in pietra che porta all’ingresso è molto caratteristica. Sulla facciata che guarda verso il paese si trova un meraviglioso parato a fresco, attribuibile alla bottega dei Da Ponte, dei primi decenni del sec. XVII, rappresentante l’andata del Cristo al Calvario. Durante i lavori di restauro di qualche anno fa, sotto il pavimento antico sono rinvenute alcune tombe attualmente visibili grazie al selciato in vetro. Continuate in direzione nord e raggiungete dopo qualche km Oliero: importantissima località per i fenomeni carsici che l’hanno interessata nel corso dei secoli. Qui è possibile visitare il parco e le grotte e il museo del Carsismo. Il sentiero naturalistico autoguidato si snoda attraverso il parco illustrando i molteplici aspetti della natura e dell’ambiente circostante. Dopo Oliero arrivati a Valstagna, fate una sosta per visitare il Museo Etnografico Canal di Brenta e la Chiesa dei Santi Simone e Giuda ricca di affreschi e opere marmoree notevoli. Oltrepassate le borgate di Valstagna attraversate la passerella ciclabile sul fiume e spostatevi nella sinistra brenta a Cismon del Grappa, il nostro punto di arrivo. Da qui si può scegliere di rientrare a Bassano in treno oppure per la medesima via. Per i più sportivi l’itinerario può proseguire attraverso una splendida pista esclusivamente ciclopedonale che arriva fino ai laghi di Levico e Caldonazzo (70 km. circa) Di particolare interesse a Cismon del Grappa, lungo la SS Valsugana n° 47, poco prima del bivio per Arsiè si trova il Covolo di Butistone – il Castello nella roccia - spettacolare esempio di fortificazione difensiva romana, direttamente su roccia.

COVOLO DI BUTISTONE…IL CASTELLO NELLA ROCCIA
Merita sicuramente una visita questa fortezza di epoca romana che, situata nel punto più stretto della gola tra Cismon e Primolono , costituisce da sempre un nodo di sbarramento e di difesa naturali sulla strada che da Bassano porta a Trento e s’inserisce come parte integrante di un sistema difensivo più ampio, a controllo dei Passi del Canale di Brenta. Le testimonianze storiografiche dei secoli scorsi avanzano l’ipotesi di un’origine longobarda e prima ancora romana. L’ipotesi di una funzione di rifugio della cavità in epoca molto antica, nonostante l’inaccessibilità del luogo, è verosimile anche grazie alla presenza d’acqua sorgiva costante, che ancora oggi alimenta un pozzo ed una cisterna. Da un punto di vista architettonico l’intero complesso si articola in due parti distinte sebbene collegate sotto l’aspetto funzionale: il Castello Superiore, all’interno della grotta, e il Castello Inferiore, stazione di dazio per molti secoli, o sbarramento dell’ antica strada che attraversava la Bassa Valsugana a valle accanto al fiume. Delle strutture del Castello Inferiore restano ormai solo pochi resti e prossimi al degrado, mentre le strutture del Castello Superiore, protette dalla cavità naturale e dalla difficoltà d’accesso, sono in buono stato. L’interno è suddiviso in quattro piani, di cui uno ipogeo, organizzati in numerosi ambienti, alcuni costruiti in muratura, altri scavati direttamente nella roccia. Nel Comune di Cismon del Grappa è stata aperta la Sezione Archeologica del Museo con i ritrovamenti medioevali e rinascimentali corredati da una serie di pannelli informativi sulla morfologia e sulle caratteristiche ambientali della valle. Per informazioni e visite guidate: Tel. 0424/36427 - 0424/92211

dal sito Pro Loco Vicentine

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